| Economia
e Politica commerciale
a) Linee generali:
Avendo un’economia piccola, il Paese si è
orientato verso una maggiore apertura e liberalizzazione commerciale,
con l’obiettivo principale di garantire il suo posto nel mercato
mondiale e in questo modo raggiungere sviluppo e crescita economica.
La strategia economica e commerciale si è concentrata sui
seguenti punti basilari nella sua azione: la diversificazione dei
mercati e dei prodotti non tradizionali, l’attrazione degli
investimenti esteri diretti (soprattutto nell’industria dell’alta
tecnologia, tra queste l’INTEL), la partecipazione attiva
ai processi di integrazione economica, a livello bilaterale, regionale
e multilaterale; l’appoggio alle medie e piccole imprese (PYSMES)
e la modernizzazione e l’uso delle più moderne tecniche
nella produzione nazionale. Così, nel periodo tra il 1994
e il 2003, il Costa Rica ha vantato il tasso medio di crescita del
PIB più alto dell’America Latina, al pari del Cile
(4,3%) .
Grazie alla politica di ampliamento e di diversificazione
della sua base produttiva ed esportatrice, la Costa Rica è
diventato un Paese nettamente agroesportatore che ha una struttura
esportatrice basata sui prodotti industriali. Nel 2001, il 31% del
totale esportato dalla Costa Rica corrispondeva a prodotti agricoli
e il 69% a prodotti industriali. Le vendite al di fuori delle zone
franche, che equivalevano al 6,0% delle esportazioni totali nel
1991, hanno rappresentato il 40,5% nel 2003. Il turismo, a sua volta,
ha generato nel 2003 quasi 1.200 milioni di dollari, circa il 20%
delle esportazioni, ed è stato superato solo dalle vendite
dell’industria elettronica ad alta tecnologia. Nel campo agricolo,le
produzioni tradizionali come il caffè, le banane,lo zucchero,
il cacao e il grano hanno mantenuto la loro importanza in termini
assoluti, ma in termini relativi sono diminuite dopo la crescita
delle coltivazioni di frutta secca, piante e fiori, legumi, radici,
semi, spezie e palme. Ad esempio, la superficie seminata con ananas,
arance, mango, meloni e papaya sorpassa di quasi il 50% la terra
dedicata alla coltivazione delle banane.
In termini di composizione della produzione delle
attività, secondo le stime della Banca Centrale, le industrie
che più contribuiranno alla crescita prevista per il 4,1%
nel 2004 saranno i trasporti, lo stoccaggio e le comunicazioni;
il commercio, i ristoranti e gli alberghi; le industrie manifatturiere,
gli stabilimenti finanziari e assicurativi . In questo modo i servizi
correlati con le telecomunicazioni ed il turismo saranno i principali
propulsori della grande crescita economica prevista per lo stesso
anno.
b) Esportazioni:
Le esportazioni totali, secondo l’attività
economica calcolata a ottobre 2002, rappresentavano il 3.0% nel
settore del bestiame e della pesca, l’8.7% dell’industria
alimentare, 22.0% del settore agricolo e il 66.3% dell’industria
manifatturiera. Il totale delle esportazioni nel 2003 (6.102 milioni
di dollari) è stato più di 3 volte superiore a quello
del 1991 (1.899 milioni di dollari). Il valore totale delle esportazioni
per il primo semestre del 2004 si distribuisce nella seguente maniera:

Fonte: Bolettino I° Semestre, Statistiche del Commercio Estero.
Settembre 2004, Vol. I Anno 9
Come si può osservare, nel campo tecnologico è importante
evidenziare il fatto che questo Paese esporta più programmi
elettronici pro capite che qualsiasi altro Paese dell’America
Latina, essendo questo uno dei settori che ha mostrato maggior dinamismo
nell’economia nazionale negli ultimi anni. Solo nell’area
dei software, la Costa Rica conta più di 100 imprese, delle
quali più del 60% hanno un’esperienza di esportazione.
Le principali destinazioni delle esportazioni per
regione sono, in ordine di importanza, gli Stati Uniti, l’Unione
Europea, il Centro America e l’Asia. A seconda del paese,
si distribuiscono nella seguente maniera:

Fonte: Bolletino I° Semestre. Statistiche del
Commercio Estero. Settembre 2004, Vol.1 Anno 9
Secondo stime effettuate dal Ministero del Commercio Estero, nel
primo semestre 2004 il valore totale delle esportazioni arrivava
a $ 3 289 783 341, mentre le importazioni raggiungevano un valore
totale di $ 4.096 569 888, provenienti principalmente, in ordine
di importanza, dagli Stati Uniti, il Giappone, il Messico, il Brasile,
la Colombia, il Venezuela, la Cina, la Germania , il Guatemala e
la Francia.
c) Investimenti stranieri diretti (IED):
Dagli anni ottanta una grande varietà di compagnie
riconosciute a livello internazionale hanno scelto il territorio
costaricense per realizzare le loro operazioni, soprattutto per
la sua lunga tradizione democratica, stabilità politica,
situazione geografica strategica e una forza produttiva altamente
qualificata. Tutto questo ha prodotto un clima favorevole per gli
investimenti e gli affari. Il Rapporto Mondiale sugli Investimenti
del 2002, realizzato dalla UNCTAD, classifica la Costa Rica come
uno dei 6 Paesi più di successo che, insieme alla Cina, l’Ungheria,
l’Irlanda, il Messico e la Corea, ha ottenuto degli investimenti
esteri diretti per aumentare la competitività.
Gli investimenti esteri stranieri sono stati diretti
principalmente verso investimenti produttivi, localizzati soprattutto
nelle zone franche e concentrati sulla produzione di beni di base
tecnologici, strumenti medico – chirurgici e centri di informazione
o call center. Così le imprese come la INTEL, Procter &
Gamble e Abbot hanno selezionato il nostro Paese proprio per le
caratteristiche menzionate in precedenza. Bisogna dire che nel 2003
la IED era sui 587 milioni di dollari, 2,3 volte superiore al 1991
(178,4 milioni di dollari). Questo è successo anche negli
anni in cui nel resto dell’America Latina la IED soffriva
di una rapida contrazione .
d) Piccole e medie imprese:
La Costa Rica ha aperto un infinito numero di opportunità
per i piccoli e medi imprenditori. L’insediamento di forti
investimenti nell’alta tecnologia per la produzione di componenti
elettroniche e attrezzature mediche ha fatto aumentare la domanda
dei prodotti e dei servizi nazionali, facendo diventare le piccole
e medie imprese (PYMES) fornitrici delle grandi compagnie. Così
i piccoli impresari agricoltori di caffè, prodotti non tradizionali
e prodotti agroindustriali stanno cominciando ad apprezzare i vantaggi
di partecipare ad un mercato sempre più globallizzato.
Le piccole e medie imprese (PYMES) rappresentano circa il totale
del 90% delle industrie nella Costa Rica e apportano il 30% al Prodotto
Interno Lordo, secondo quanto rivelano gli studi realizzati dalla
Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FUNDES). Si calcola che
esistano 14 mila 800 PYMES nel Paese, le quali danno lavoro a più
di 263 mila persone. Le stime indicano inoltre che esistono 58.600
microimprese .
e) Commercio Estero:
Dalla metà degli anni novanta, la Costa Rica
ha cercato di negoziare trattati sul libero commercio con diversi
soci commerciali per rendere concreto l’obiettivo centrale
della sua politica sul commercio estero: promuovere, facilitare
e consolidare una integrazione crescente del Paese nell’economia
internazionale .
Attualmente questo Paese gode dei benefici dell’Iniziativa
del Bacino dei Caraibi, promossa unilateralmente dagli Stati Uniti
d’America, il suo principale socio commerciale, dal 1984,
la quale concede un accesso preferenziale libero da dazi per la
maggior parte dei suoi prodotti. Nonostante ciò, nel quadro
della firma del Trattato del Libero Commercio tra Centro America
e Stati Uniti (CAFTA) ci si aspetta di consolidare definitivamente
le precedenze doganali e successivamente incrementare gli investimenti
esteri, il turismo e le esportazioni.
La Costa Rica partecipa anche al regime di precedenze
doganali concesso dall’Unione Europea ai Paesi in via di sviluppo
che promuovono azioni contro il traffico della droga . Questo regime
offre vantaggi competitivi nel mercato europeo per i prodotti di
esportazione nazionale. Bisogna ricordare che le relazioni politiche
ed economiche con l’Unione Europea negli ultimi anni si sono
sviluppate intorno al noto meccanismo della Conferenza Ministeriale
del Dialogo di San José creata dalla Germania e dalla Costa
Rica, che opera dal 1985 tra i paesi del Centro America, inclusa
Panama, e l’Unione Europea stessa. Questo processo ha avviato
il primo accordo quadro della cooperazione nella Conferenza Ministeriale
in Lussemburgo nel 1985 e ha avuto un maggiore impulso con la Conferenza
Ministeriale di San Salvador nel 1993.
Inoltre i governanti del Centro America e dell’Unione
Europea hanno accordato, nel Vertice dei Presidenti a Madrid, di
iniziare i negoziati per la sottoscrizione di un accordo di Dialogo
Politico e Cooperazione che posteriormente potrà essere implementato
con un accordo di associazione economica che includa la negoziazione
di un Trattato per il Libero Commercio, che si realizzerà
sulla base dell’esistenza di progressi significativi nel processo
di integrazione economica regionale nel Centro America .
La Costa Rica ha firmato trattati di libero commercio
con i suoi soci più importanti. Nell’ambito centroamericano,
ha sottoscritto nel 1963 il Trattato Generale di Integrazione Economica
Centroamericana, che aveva come obiettivo l’unificazione delle
economie della regione centroamericana. Nel 1991 ha sottoscritto
il Protocollo di Tegucigalpa nella Carta dell’Organizzazione
degli Stati Centroamericani, che cerca di consolidare il sistema
di integrazione centroamericana e dare un quadro giuridico ed istituzionale
all’integrazione regionale; nel 1993 sottoscrive il Protocollo
del Guatemala. Suddetto Protocollo cerca di raggiungere, in maniera
graduale, l’Unione Economica Centroamericana e rafforzare
e dinamizzare i progressi raggiunti con il Trattato sul Libero Commercio
con Messico, Cile Repubblica Dominicana, Canada, Trinidad e Tobago.
Attualmente è ancora in sospeso l’approvazione del
Trattato sul Libero Commercio con la Comunità degli Stati
Caraibici (CARICOM) e sono ancora in corso le trattative per sottoscrivere
un trattato commerciale con Panama.
La Costa Rica partecipa anche ai meccanismi di integrazione
economica a livello mondiale e regionale attraverso l’Organizzazione
Mondiale del Commercio (OMC) e i trattati per la formazione dell’Area
di Libero Commercio per le Americhe (ALCA).
All’interno della OMC, questo Paese partecipa
attivamente alla Ronda Uruguay e il 26 dicembre 1994 ha ratificato
l’Accordo di Marrakech con il quale è diventato un
membro fondatore dell’organizzazione. Ha un ruolo attivo nel
Gruppo di Amici della Ronda e dal 1999 è membro del Gruppo
Cairns che vuole che il commercio dei prodotti agricoli sia incorporato
pienamente con l’insieme di discipline applicabili agli altri
beni. Così è stato designato come membro titolare
nell’Organo di Supervisione dei Tessili in rappresentanza
dei paesi dell’America Latina; ha occupato anche la presidenza
del Gruppo di Lavoro sulla Trasparenza nelle Assunzioni Pubbliche
e ha coordinato i programmi di assistenza tecnica nelle aree di
Valorizzazione e Proprietà Intellettuale. Infine, durante
la Terza Conferenza Ministeriale di Seattle, è spettato al
Costa Rica occupare la presidenza del Gruppo sul Commercio e i Diritti
del Lavoro, una delle presidenze più complesse e conflittuali
.
In ambito multilaterale il Paese ha spinto molto per una politica
basata su un accesso equo e non discriminante in tutti i mercati
e al rafforzamento delle istituzioni finanziarie internazionali
per consolidare il sistema finanziario mondiale. Inoltre si trova
in una posizione attiva contro i condizionamenti della politica
commerciale che provengono dalle economie industrializzate, contro
il ricorso al meccanismo del commercio amministrato e delle iniquità
di accesso alle strutture del commercio mondiale.
All’interno dei processi di integrazione regionale,
questo Paese ha giocato un ruolo attivo e costruttivo. In questo
senso ha partecipato alle riunioni dei Gruppi di Negoziazione ed
altre entità dell’ ALCA, durante le quali si sono discusse
le bozze del testo, dei capitoli e le negoziazioni per l’accesso
ai mercati. Così ha lavorato per le questioni istituzionali,
la trasparenza e la partecipazione della società civile,
il trattamento delle differenze e lo sviluppo delle piccole economie,
l’implementazione di un piano emisferico di cooperazione .
Così la Costa Rica non solo ha assunto la presidenza dell’ALCA
nel periodo tra il 1997 e il 1998 ma ha anche presieduto il Gruppo
di Lavoro sugli Investimenti ed il Gruppo di Negoziazione per la
Soluzione delle Controversie. Attualmente presiede il gruppo di
Negoziazione sulle Spese del Settore Pubblico.
Politica Bancaria
Con l’approvazione nel 1995 di una serie di riforme
per la Legge Organica della Banca Centrale, si è attuato
un processo di liberalizzazione del sistema finanziario che aveva
avuto origine anni addietro. In questo modo si è ampliata
la partecipazione delle banche private, i cui attivi sono cresciuti
ad un tasso medio annuale del 30,8% tra il 1990 e il 2003, quasi
il doppio di crescita rispetto a quelli della banca statale, mentre
le registrazioni private sono aumentate con una media annuale del
36,7%. La partecipazione delle banche private al totale degli attivi
bancari è passata dal 12% nel 1990 al 34% nel 2003. La banca
statale continua ad essere comunque dominante, poiché la
sua quota di mercato si è ridotta di appena il 67% nel 1993
e del 56% nel 2002. Queste cifre non prendono in considerazione
la partecipazione delle banche offshore, che sono per la maggior
parte private ed in misura sono quasi identiche alla mobilizzazione
sociale.
Politica dei Cambi
L’enfasi delle politiche economiche degli ultimi venti
anni è stata posta sulla stabilità macroeconomica
e, al contrario di quanto successo in molte nazioni latinoamericane,
ha raggiunto un relativo controllo sull’inflazione e sulla
svalutazione del colón, riducendo l’inflazione ad un
livello quasi pari al 10% con poche fluttuazioni. Non si è
potuto andare più in là per le fluttuazioni dei prezzi
del petrolio, le persistenti perdite della Banca Centrale e per
la politica dei cambi, che è strettamente correlata con l’erogazione
del debito attraverso titoli di stabilizzazione monetaria. Mediante
il sistema di mini svalutazione, la Costa Rica è riuscita
a mantenere stabile il tipo di cambio reale, con il proposito di
favorire le esportazioni ed evitare l’eccesso di importazioni.
Politica Fiscale
Il lato debole dell’economia costaricana si trova nell’ambito
fiscale. Il carico tributario, che equivale al 13% del PIB, è
uno dei più bassi dell’America Latina, è del
tutto insufficiente per esaudire i compiti dello Stato per lo sviluppo
nazionale. L’accumulazione del deficit fiscale, nel corso
degli anni, ha portato il paese ad una situazione alquanto complicata,
nella quale l’erogazione del debito assorbe quasi il 25% della
spesa totale del Governo e ha rappresentato il 12,62 % del PIB nel
2003. Nonostante ciò, le analisi ed il dibattito sul tema
fiscale si sono intensificati negli ultimi anni e a luglio 2002
si è integrata l’Assemblea Legislativa con una commissione
mista che prevede la partecipazione di rappresentanti della società
civile per formulare un progetto di riforma fiscale. Attualmente
il progetto, che rappresenterebbe un aumento del carico tributario
stimato al 2,5% del PIB, è oggetto di discussione all’interno
del Congresso .
Infrastrutture
Lo Stato costaricense è orientato verso una politica
di costruzione, modernizzazione e mantenimento della rete stradale
nazionale e cantonale, come elemento indispensabile per lo sviluppo
sostenibile da un lato e, dall’altro, con l’obiettivo
di facilitare il trasporto efficiente dei beni e dei servizi necessari
in un contesto di economia globalizzata. In questo modo il nostro
Paese è diventato una della nazioni dell’America Latina
con le reti più dense, evidenziate in una rete viaria nazionale
di circa 7,426 kilometri e una rete viaria cantonale di circa 28,455
kilometri . Inoltre il paese conta su un servizio di telefonia diretta,
fax, telex e televisione via cavo. Il Rapporto dell’Unione
Internazionale sulle Telecomunicazioni (UIT), realizzato a dicembre
2003, colloca la Costa Rica in un posto privilegiato tra le nazioni
del mondo “meglio attrezzate con Internet ed altre tecnologie
dell’informazione”, che lo colloca al 58° posto,
essendo la seconda nazione migliore dell’America Latina, superata
solo dal Cile. La Costa Rica infatti possiede più telefoni
pro capite che qualsiasi altro Paese dell’ America Latina.
Il Paese può contare su quattro aeroporti
internazionali: l’Aeroporto Internazionale Juan Santamaría,
che è il principale aeroporto per passeggeri e carico e scarico
merci e si trova a circa 17 km dalla capitale; l’aeroporto
Daniel Oduber, nella provincia di Guanacaste, l’Aeroporto
Internazionale di Limon e l’aeroporto Tobías Bolaños,
situato a circa 8 km a nord ovest della capitale, nel distretto
di Pavas. Ci sono 13 linee aeree per carico e scarico merci, 19
per i passeggeri, 35 agenzie addette ai carichi aerei, 24 linee
di navigazione e 115 agenzie marittime. Quanto agli aeroporti di
servizio, il Paese ha 25 aeroporti pubblici, 28 privati e 45 aerodromi
, tra i quali si distinguono, per il trasporto dei turisti, Tamarindo,
Quepos (La Managua), Golfito e Tambor.
La rete ferroviaria, lunga ben 584 km, offre il servizio
di trasporto dei passeggeri e del carico merci dal 1996. Attualmente
si è anche utilizzata per il trasporto occasionale di alcune
materie prime e delle banane (nella regione atlantica) e turisti
. Inoltre si stanno realizzando degli studi di possibili progetti
per riattivare questo settore come parte dello sviluppo del Paese.
Per quanto concerne il trasporto marittimo il Paese
ha i seguenti porti internazionali: Puntarenas ,
Caldera , Quepos, Golfito e Punta Morales, situati lungo la Costa
Pacifica, Limón e Moín lungo la Costa Atlantica. Questi
ultimi sono quelli con maggior movimento di carico e scarico delle
importazioni ed esportazioni del Paese.
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